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viaggio...da marrakesh verso il sahara

DA MARRAKECH VERSO IL SAHARA



La luce dell'alba rende ancora più rossastre le mura di terra battuta che circondano la medina. 20 km di mura intervallate da circa 200 torri quadrate, lasciamo alle nostre spalle la magica Marrakech con il suo pigro risveglio dirigendoci verso sud.
A bordo della nostra auto percorriamo la statale P31 che ci porterà a Quarzazate e Zagorà (la porta del deserto) attraverso i passi di Tizi n' Tichka e Tizi n' Tinifft nell'alto Atlante.
L'intensificarsi di file di persone con animali carichi di varie mercanzie ai bordi della strada dice che ci avviciniamo verso un villaggio dove si svolge il "souk" settimanale.
Siamo a Ait Ourir un borgo ai piedi delle montagne.
Ci fermiamo. Il mercato è un intreccio di voci che diventano suoni, molti i ragazzini che allungano stoffe dove mettere sopra qualsiasi cosa che si possa vendere.
Ascoltiamo incuriositi il loro rituale di contrattazione, rituale che ormai conosciamo anche noi europei, ma fatto tra di loro ha un fascino particolare, ha un ritmo così cadenzato da far pensare a un "duetto già scritto" più che a un tentativo di far cambiare qualcosa.
Riprendiamo il nostro viaggio.
A Taddert la strada comincia a salire con vorticosi tornanti che ci portano verso il passo di Tizi n' Tichka a circa 2000 metri d'altitudine.
I villaggi che incontriamo abbarbicati sulle montagne sembrano uscire da un vecchio film sull'Antico Testamento. La nostra macchina e questa striscia di asfalto sembrano corpi estranei posati in questa parte del mondo da una civiltà che niente ha a che vedere con la vita di questa gente.
Veniamo facilmente avvistati ad ogni villaggio, i ragazzini ci vengono incontro scendendo verso la strada invitandoci a comprare minerali coloratissimi di varie forme.
Delle arance e dei biscotti diventano motivo di festa e di qualche baruffa tra alcuni ragazzi.
Paesaggi da togliere il fiato si susseguono mentre incontriamo la prima neve, neve che marzo ormai si sta portando via.



Cominciamo le discesa verso la pianura. Il paesaggio comincia a cambiare, siamo nella sona delle casback (singoli villaggi) e ksar (insieme di villaggi) che il tempo ha custodito nella loro originale bellezza, costruzione di terra battuta mista a paglia o mattoni, queste caratteristiche ci riportano alla mente Marrakech, città dalle indubbie origine sahariane.
Ad una trentina di chilometri da Quarzazate lasciamo la statale per dirigerci verso il villaggio di Ait Ben Haddou.
Restiamo affascinati dall'incomparabile bellezza del posto.
Nel mezzo di un paesaggio desolato, rossastro, un'oasi su un lato di un fiume, una macchia verde che ci da il senso di frescura e di riposo, dall'altro lato l'imponente villaggio con le sue torri che si rispecchiano sulle acque dell'uadi.
Potremmo chiederci "che anno è?" e non voler trovare risposta, e così facile tuffarsi nell'immaginario e dimenticarsi almeno per un poco da dove arriviamo.
Guadiamo sul dorso di asinelli il fiume per portarci verso il villaggio. Riconosciamo i "set" naturali di alcuni film famosi, Gesù di Nazaret, L'ultima tentazione di Cristo, Il The nel deserto, e di tanti altri ancora.
Quello che ci appare certo è che nessun accorgimento è servito per raccontare anche attraverso questi luoghi storie di migliaia di anni fa. Ci aggiriamo tra le vie del villaggio, un leggero vento muove la sabbia, incontrastata padrona di questi luoghi, coinvolgendoci ancora di più in un'atmosfera già ricca di suggestioni, le poche persone che incontriamo sembrano essere state messe li da chissà quale regista.
Dopo aver goduto il più possibile di queste sensazioni, ritorniamo dall'altra parte del fiume tuffandoci dentro il verde dell'oasi.
Sdraiati all'ombra delle palme osserviamo un vecchietto che si aggira tra gli alberi con l'aria di chi sa di gustarsi qualcosa che gli appartiene.
"Bonjour madame, bonjour monsieur" ci sussurra passandoci davanti, mentre a pochi passi da noi l'acqua del fiume scorre portandosi via anche la nostra stanchezza.
Riprendiamo la strada che ci porterà a Quarzazate e poi a Zagora (la porta del deserto) attraverso la valle del Dra. Costeggiamo per un lungo tratto il fiume omonimo, uno dei più lunghi del Marocco. E' un susseguirsi di palmeti e di splendidi Ksour. Riprendiamo a salire, superando il passo di Tizi n' Tinifft a 1600 metri, ci avviciniamo sempre di più verso Zagora, verso il deserto, verso sua maestà il SAHARA.
La strada scorre dritta tra le montagne che ci stanno accompagnando verso il mare di sabbia. Ed eccoci finalmente entrare nel regno del vento, del sole, delle dune, nel centro immobile della terra, nel luogo dove il pulsare del cuore scandisce il lento ma inesorabile scorrere del tempo. Sahara, il grembo primordiale della terra.
Per chi si inoltra per la prima volta in esso, sia che segua le piste battute dei camion e dei pochi turisti, sia per chi si affida da solo alla bussola e alla buona sorte per attraversarlo, riserba senz'altro sensazioni indescrivibili, fotografie dell'anima, difficili da raccontare.
Il deserto è un territorio duro, ostile, ma se si sa viverlo senza sfidarlo, la forza che sprigiona da esso avvolge, conquista, penetra, e si è parte del deserto, lo si ama, si entra in sintonia con la sua natura e con la nostra anima.
Ci si sente padroni dei grandi spazi e artefici dei nostri movimenti. E' una sensazione di grande potenza che possiamo esprimere qui, più che in ogni altra parte del mondo in tutta la sua positività. La dolcezza dell'alba, con la sua luce rosata, a quest'ora si può ancora godere della freschezza dell'aria e respirare quel poco di umidità che la notte del deserto regala prima che il sole asciughi ogni cosa.
Qua nel regno del nulla, non esiste la fretta, il correre del tempo, la calma e la tranquillità sono le migliori amiche, mentre granelli di sabbia trasportati dal vento sferzano ogni parte del corpo. E poi il tramonto con la magia dei suoi colori, caldi, avvolgenti, che si fanno via via più cupi, più definiti. Ma il vero incanto del deserto è la notte, la cara amica notte. Il buio lattiginoso, quasi palpabile ci avvolge all'improvviso e il cielo si accende di una moltitudine di luci. La volta celeste è tutta intorno a noi, ci ricopre quasi come volesse farsi toccare, se allunghiamo una mano ci sembra quasi di toccare le stelle, si ha la sensazione di conoscere la profondità dell'universo.
"Di notte il deserto è più un sentimento che un paesaggio" Indigeno Straniero di Eddy L. Harris . E' imperdonabile non regalarsi tutto questo almeno una volta nella vita.

Viaggiatore Giò






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