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memoria...l'utopia della rivoluzione cubana

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5 DICEMBRE 1956 INIZIA L'AVVENTURA DELLA "REVOLUCION CUBANA"

Negli anni '50 Cuba era considerata, terra della musica, dello zucchero e del rum. A Miami e a New York, i manifesti multicolori di propaganda promettevano delizie al turista statunitense. Palme, spiagge, sole; rumba, carnevali, alcool. Tamburi suonati da negri, riti di magia nera, donne bianche e negre. Con un sorriso di complicita', al visitatore veniva garantito un "sicuro effetto afrodisiaco" quando, al tramonto, sarebbe giunto a Cuba, la perla dei Caraibi: e tutto questo ben di Dio era in vendita, tutto compreso nel prezzo fissato dalle agenzie turistiche. Venne un giorno in cui i manifesti multicolori furono violentemente strappati e si pote' vedere chiaramente che cosa nascondessero in realta'. In effetti, piu' che di un composto magico, si trattava del prodotto finale di una industria assai redditizia: la prostituzione. All'Avana, erano diecimila le donne che esercitavano quel mestiere; e ogni giorno, puntualmente il capo della polizia incassava la sua percentuale.
All'epoca, un cubano su tre era analfabeta; un cubano su due godeva di un reddito annuo medio di 100-150 dollari. Negli anni '50, stando all'UNESCO, Cuba apparteneva a un gruppo di paesi il cui reddito medio pro capite oscillava tra i 300 e i 499 dollari l'anno. Tuttavia, tra il senor Julio Lobo, re dello zucchero, o il senor Emilio Bacardi', re del rum, situati al vertice della piramide sociale, e la base di questa, costituita dagli strati piu poveri della popolazione, la distanza era piuttosto notevole.
Nel marzo del 1952 l'ex presidente Batista, con il sostegno dell'esercito, sospese la Costituzione, sciolse il Parlamento e istituì un governo provvisorio promettendo lo svolgimento di nuove elezioni. Batista instaurò invece una dittatura corrotta e sanguinaria, sottomessa agli interessi statunitensi e dell'oligarchia nazionale. L'indifferenza del regime nei confronti delle misere condizioni della popolazione, la mancanza di qualsivoglia spazio di libertà politica, la rapacità delle classi dirigenti e la brutalità della polizia e dell'esercito spinsero molti cubani sulla strada di un'opposizione radicale al regime dittatoriale.
L'Ateneo dell'Habana viene chiuso e Fidel Castro, dirigente studentesco denuncia l'illegittimità del nuovo governo. La sua denuncia non portò alcun risultato. Batista trasforma Cuba in una "Isola del Piacere" e patria della malavita statunitense.
…verso Cuba
Dopo le elezioni del 1955 Batista liberò tutti i prigionieri politici, compresi gli assalitori del Moncada. I fratelli Castro furono mandati in esilio in Messico, dove si adoperarono per raccogliere altri esuli cubani per combattere per la rivoluzione. In quel periodo Castro incontrò anche il medico argentino Ernesto Guevara, che si unì ai rivoluzionari. Decidono che è giunto il momento di far partire la rivoluzione. La data della partenza arriva tra i diversi lavori di ammodernamento e di aggiustamento da fare all'imbarcazione per renderla più accogliente e soprattutto più potente; il mezzo è un vecchio yacht di oltre 19 metri con due motori da 250 CV, che avrebbe dovuto attraversare il Golfo del Messico con oltre 80 persone a bordo. La partenza è fissata nella notte tra il 24 e 25 novembre e, come stabilito, all' 1.30 si accendono i motori del Granma; il tempo non è dei migliori ma nei cuori dei rivoluzionari il morale è alle stelle. I problemi iniziano da subito, stare in oltre 80 su di un imbarcazione non è propriamente semplice e la nave non va come dovrebbe, sono molto più lenti del previsto ma il Golfo è anche sferzato da una tramontana che fa ondeggiare lo yacht in un modo spaventoso, ciò comporta un generale malore pochi infatti restano immuni al mal di mare. Queste peripezie durano molto più tempo del previsto e la situazione precipita brutalmente quando iniziano a mancare le provviste perché non si riesce ancora a vedere terra. L'arrivo a Cuba è slittato di molto e riescono a toccare terra solo il 2 dicembre del 1956.
Lo sbarco non è di quelli che ci si aspetterebbe da dei rivoluzionari, persone in stato di confusione, stanchezza che perseguita tutti e i morsi della fame non abbandonano nessuno; si inizia ad avanzare alla meno peggio, ognuno si arrangia come può ma nonostante questo ognuno si propone per aiutare il Che in preda ad una violenta crisi asmatica. In un pensiero preso dal suo diario il Comandante esprime tutta la precarietà di quella condizione: "Eravamo stremati dopo una camminata tanto lunga quanto difficile. Del nostro equipaggiamento militare ormai non restava che il fucile, la cartucciera e qualche munizione bagnata. Nella tarda notte del giorno 5 erano pochi quelli che erano in grado di fare un altro passo; gli uomini scoraggiati camminavano per piccoli tratti per poi chiedere riposi prolungati. Alla fine fu ordinata una sosta ai margini di un campo di canne, in un boschetto rado relativamente vicino alla boscaglia più fitta. Quella mattina la maggior parte di noi dormì." Il battesimo sull'isola è davvero di fuoco, la guardia aveva ricevuto informazioni ed è pronta ad accoglierli tant'è che mentre i rivoluzionari riposano nel canneto, raffiche di mitra iniziano a piovere sulle loro teste; il Che viene ferito, insieme ad altri suoi compagni e nel fuggi fuggi generale il gruppo si disperde in mezzo alla boscaglia. I diversi gruppi iniziano a vagare senza meta all'interno della boscaglia che nonostante tutto offre un certo riparo e protezione; cercano di riposare il più possibile nella speranza di riuscire a ricongiungersi agli altri compagni dispersi chissà dove, tra loro inizia a serpeggiare anche l'idea che siano rimasti gli unici superstiti di quella pioggia di piombo che li aveva assaliti il giorno prima. Il 7 dicembre ritenteranno di risalire sulla Sierra Maestra guidati dal Che che si orienta con quella che crede essere la stella polare.
Fu solo il 13 dicembre che riuscirono a trovare la capanna di Alfredo Gonzàlez un amico dei rivoluzionari. Lì appresero la triste notizia che 16 compagni erano stati uccisi dopo essere stati catturati. Vennero così a sapere che Fidel era ancora vivo ed è affidato alle cure di Crescencio Pérez; ma molte altre vicissitudini sfortunate dovranno essere affrontate dal gruppo del Che prima di potersi ricongiungere con Fidel, infatti si dovrà attendere il 20 dicembre. Proprio mentre si trovano a casa di Crescencio, Ernesto Guevara riceve l'appellativo di "Che" poiché lì non sanno come chiamarlo e allora per dire "Ehi tu!" iniziano a chiamarlo continuamente "che", "che"… e da allora in poi rimarrà per tutti "El Che".
Ripartirono presto per la Sierra Maestra e degli 82 che erano si ritrovarono solo in 17 ma non si perdono d'animo e sono più convinti che mai ad andare avanti grazie anche all'ottimismo che Fidel riesce a trasmettere alla truppa. Riescono a festeggiare in tranquillità e con una certa allegria anche la notte di Natale. Pian piano però le forze iniziano a tornare a tutti e adesso che si sono stabilmente insediati sulla Sierra iniziano a farsi i primi progetti per rivelare ufficialmente l'insurrezione. Finalmente Fidel ha deciso, l'attacco partirà dalla caserma militare di La Plata, l'assalto è fissato per il 15 gennaio e il Che descrive così l'accaduto. Così il 16, sul fare del tramonto, il plotone decise di attraversare il fiume La Plata e di attaccare la caserma; in questo caso, come in molti altri d'altronde, fu dalla loro la fortuna perché incontrarono dei contadini che gli fornirono informazioni utili sul numero dei soldati e su alcuni spostamenti importanti, come quello di Chicco Osoroio che era l'amministratore di uno dei più grandi latifondi della regione e che era noto per essere un barbaro torturatore di contadini. Il piano sembrerebbe non funzionare poiché i soldati rispondono colpo su colpo e asserragliati come sono dentro la caserma possono tranquillamente resistere con una squadra male armata, per cui i guerriglieri decidono che è necessario cambiare tattica altrimenti presto, molto presto, sarebbero finite le munizioni. Fidel lancia l'ordine di bruciare le case intorno! L'operazione sortisce il suo effetto, i soldati iniziano ad arrendersi ma la battaglia prosegue dall'altro lato della caserma, lì l'incendio non è visibile per cui non pensano che stanno per essere accerchiati dal fuoco; nonostante tutto però i soldati rispondono svogliati al fuoco e pian piano fanno per arrendersi, il primo a prendere possesso della caserma è Camilo Cienfuegos iniziando ad analizzare il bottino di guerra: "Otto Springfield, un mitragliatore Thompson e circa 1000 colpi". La rivoluzione ha inizio!

Viaggiatorie Vito


HASTA SIEMPRE

Aprendimos a quererte
desde la histórica altura
donde el sol de tu bravura
le puso un cerco a la muerte.
Aquí se queda la clara
la entrañable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la historia dispara
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.
Aquí se queda la clara
la entrañable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.




Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar tu bandera
con la luz de tu sonrisa.
Aquí se queda la clara
la entrañable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
Tu amor revolucionario
que conduce nueva empresa
donde espera la firmeza
de tu brazo libertario.
Aquí se queda la clara
la entrañable transparencia
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
Sequiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos
"Hasta siempre Comandante!"

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